Per il Giorno della Memoria: la storia di Joseph Nadanowska

Auschwitz

E’ il 15 giugno 1942 e Parigi è occupata dai nazisti. Joseph è un bambino di 4 anni che vive con la madre in un albergo malfamato della città. Il padre è ignoto. Il bambino è a scuola, sta aspettando sua madre, ma lei non arriverà mai.

Rimasto solo, Joseph viene portato  al  74 di rue Den-fert-Rocherau, sede della struttura per i bambini abbandonati dell’Assistance Publique di Parigi. Successivamente, viene affidato prima a una famiglia di contadini, nella Saône-et-Loire, una contea rurale dove si respira aria fresca e dove gli agricoltori hanno bisogno di braccia, poi, a nove anni, viene accolto in una famiglia nell’Allier che lo cresce fino a farlo diventare un bel giovane alto e forte, un uomo onesto e coscienzioso.

E’ il 1969 e Joseph fa il ferroviere a Moulins, 300 km a sud di Parigi, quando incontra Monique, impiegata alla mutua. I due giovani s’innamorano e si sposano. Non hanno figli ma vivono di un amore assoluto, incondizionato. Il marito un giorno le confessa che ha sempre avuto il desiderio di fare delle ricerche su sua madre per conoscere il motivo del suo abbandono, ma purtroppo Joseph muore nel 2004 a 66 anni per un ictus.

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Nel 2007, a tre anni dalla morte del marito, Monique decide di fare lei le ricerche in memoria di Joseph e su internet digita il nome della suocera, “Szajndla Nadanowska”. Purtroppo non ottiene nessun successo. Pochi mesi dopo, però, va a visitare il Memoriale della Shoah di Parigi, uno spazio museale dedicato alla storia degli ebrei di Francia. Qui, sul sito dedicato alle vittime, digita di nuovo il nome della madre di Joseph e subito le appare la scritta “Szajndla Nadanowska – nata 15/06/1914 – convoglio # 3 – 22/06/1942 ad Auschwitz”.

«Ho guardato e riguardato di nuovo», ha raccontato ai giornali Monique, «Non è possibile, mi sono ripetuta più volte. Ero sotto shock. La madre di mio marito era stata deportata ad Auschwitz e morì senza sapere che fine avesse fatto suo figlio. E lui senza sapere che non era stato abbandonato».

Monique riesce pian piano, con grande fatica e tenacia, a raccogliere molte informazioni e finalmente a fare luce sulla storia di Joseph e di sua madre: Szajndla Nadanowska probabilmente non portava la stella ebraica che i tedeschi avevano resa obbligatoria il 7 Giugno 1942 per tutti gli ebrei al di sopra dei 6 anni. La madre di Joseph fu fermata nei pressi della stazione ferroviaria di Saint-Lazare e portata prima in caserma e poi messa sul famoso convoglio numero 3. E’ stata una delle prime 66 donne ebree portate al campo di sterminio di Auschwitz. Bisogna dire che Joseph fu anche fortunato nella sua disgrazia: pochi giorni dopo la scomparsa di sua madre, 4.000 bambini furono radunati in massa e internati a Pithiviers e a Beaune-la-Rolande per essere poi deportati anche loro ad Auschwitz.

Monique riesce anche a trovare due fotografie di Szajndla. Joseph non aveva mai posseduto un ritratto di sua madre, la ricordava solo vagamente, ma la moglie osservando la foto riconosce le stessa labbra e gli stessi occhi chiari del marito.

La vicenda di Joseph Nadanowska è oggi alla base di uno studio storico condotto per conto dell’Ap-Hp da Antoine Rivière, professore di storia all’università di Parigi, su tutte le famiglie separate dalla persecuzione e risorte dall’oblio grazie al lavoro di archivisti e storici.

La storia completa di Joseph si può leggere su lemonde

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance