Ho perso il cane, cosa faccio?

cucciolo cane

Ho perso il cane, cosa faccio?

E’ una domanda che mi sono posta qualche giorno fa, esattamente il 30 marzo, quando al Parco di Monza ho perso Monk, un meticcio di 7 mesi preso da un rifugio in Calabria. Spaventato da una ragazza che gridava si è sfilato la pettorina ed è fuggito via come un fulmine. Per fortuna è stato ritrovato il giorno dopo, alle 5 del mattino, in un parchetto vicino casa.

Quel giovedì pomeriggio, con i miei figli e alcuni loro amici, abbiamo trascorso ore e ore a cercarlo. Abbiamo domandato alle persone per strada se l’avessero visto, abbiamo lasciato i nostri numeri di telefono in giro per Monza, mostrato le sue foto, perlustrato i luoghi a lui più familiari e telefonato ai vari enti locali. Tutto questo con l’aiuto di persone sconosciute che ci hanno aiutato spontaneamente, e tanti volontari con esperienza che ci hanno dato ottimi consigli.

Ecco perché ho voluto scrivere questo articolo, per dare consigli, in base a questa esperienza vissuta, a chi possiede un cane e nell’eventualità che dovesse perdersi.

La prima cosa che va fatta è iniziare a cercarlo nei luoghi dove di solito viene portato regolarmente. Infatti Monk, che era scappato dal Parco di Monza alle 16,00, era già stato avvistato da un signore alle 16,10 in un parchetto dove viene condotto spesso e che dista 2 chilometri e mezzo dal punto in cui era fuggito. Tutti i cani, se conoscono minimamente la zona, sanno come tornare nei loro punti di riferimento più importanti. C’è chi ci ha consigliato di spargere in questi luoghi una maglietta usata, un calzino o una felpa per aiutarlo a ritrovare la strada con l’olfatto. Inoltre, avendo il cane un grande senso di orientamento, è probabile che torni a casa, quindi è importante che qualcuno rimanga lì ad attenderlo.

<


>

E poi chiedere, chiedere e continuare a chiedere a tutte le persone che s’incontrano per strada, soprattutto a chi sta passeggiando con il proprio cane. Infatti, proprio domandando in giro, abbiamo saputo che Monk era uscito dal Parco di Monza, che aveva attraversato via Lecco “correndo come un pazzo” e che si era recato in quell’area verde.

Durante un altro giro di perlustrazione, ho parlato con una ragazza che mi hanno consigliato di telefonare subito alla polizia locale e ai canili. Gentilissima, mi ha girato i numeri di telefono e ho capito che è utile averli già memorizzati sul cellulare.

Fondamentali, poi, sono i social, da Twitter a Facebook e WhatsApp. E’ importante postare al più presto, sul proprio profilo ma soprattutto sui gruppi della propria città (ce ne sono tantissimi) e sulle pagine dei vari enti locali, la foto del cane e tutte le indicazioni del luogo dove è stato visto l’ultima volta. Io l’ho fatto e sono rimasta sbalordita da quanti utenti hanno condiviso l’appello, e non solo sulle loro bacheche ma anche su altri gruppi di cani e animali. Ancora oggi, e proprio mentre sto scrivendo questo articolo, sento arrivare il suono delle notifiche di persone che scrivono di quanto sono felici del ritrovamento (una volta ritrovato, non bisogna dimenticare di comunicarlo a tutti gli enti e i gruppi per far terminare le ricerche).

E poi i volantini da attaccare nella zona in cui è scappato, da affiggere anche nei negozi, bar e tutte le imprese locali del quartiere. Nel nostro caso è stata una volontaria a realizzare il volantino per Monk spiegandomi che è necessario solo scrivere in grande “SMARRITO”, mettere una foto del cane, la data in cui è scomparso, il luogo e due numeri di telefono. E’ inutile fare una descrizione dettagliata dell’animale e raccontare cosa è accaduto.

E soprattutto non mollare mai!

Una piccola parentesi su cui riflettere: parlando con una volontaria ho saputo che accade molto spesso che cani che vengono adottati dai rifugi, soprattutto quelli che arrivano dal Sud Italia e sono abituati a vivere in campagna, fuggano dopo uno, due, tre giorni perché molto spaventati dai rumori, dalle macchine e dalla confusione della città. E sempre perché sono riusciti a sfilarsi la pettorina. Il consiglio che lei dà a tutti i padroni è di usarne una antifuga e antitorsione, o il doppio aggancio al collare e alla pettorina, fino a che il cane non si è stabilizzato e ha preso confidenza con i luoghi e le persone. Da prendere in considerazione anche un percorso educativo con persone competenti.

Ecco un esempio di pettorina che si può trovare su perroslife

unnamed (2)  unnamed

 

E soprattutto GRAZIE A TUTTI!

 

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance