Viaggiare offrendo il proprio lavoro in cambio di vitto e alloggio

giovane campagna

Viaggiare offrendo il proprio lavoro in cambio di vitto e alloggio è una realtà oggi sempre più diffusa.

In pratica è una forma sostenibile di lavoro alla pari. Per i giovani è un’opportunità per girare il mondo, vedere posti nuovi, fare esperienze e apprendere un mestiere, ma anche i meno giovani si stanno avvicinando a questo modo di viaggiare low-cost soprattutto nell’ottica di scambio culturale e per mettere la propria esperienza e le proprie capacità a disposizione degli altri. E non mancano tra gli iscritti famiglie con bambini che vogliono avvicinare i propri figli a un tipo di vita low-impact e anche pensionati.

Sono tre le organizzazioni più conosciute: Wwoof (per l’estero wwoof estero  e per l’Italia woof italia), Helpexchange (helpx)  e Workaway (workaway).

Wwoof, acronimo di World Wide Opportunities on Organic Farms, è nata negli anni Settanta a Londra ed era un vero e proprio movimento hippy che voleva combattere i ritmi frenetici e alienanti della vita in città tornando a un modo di vivere più semplice e vero, a contatto con la natura e coltivando i propri cibi. Oggi Wwoof è un’associazione che mette in contatto i viaggiatori con fattorie biologiche ed eco-villaggi di tutto il mondo. Ad oggi sono coinvolti 100 paesi e solo nel nostro si contano 2.000 iscritti italiani, 3.200 stranieri e 800 fattorie-host.

Vediamo nel dettaglio come funziona Wwoof.

Il primo passo da fare è tesserarsi. Il costo della quota associativa varia da paese in paese, per esempio iscriversi a Wwoof Italia costa 35 euro mentre se si è interessati a esperienze all’estero si spendono 15 sterline. A differenza di Helpexchange e Workaway, l’iscrizione a Wwoof comprende l’assicurazione. Sul sito di  Workaway, per esempio, consigliano di stipulare un contratto assicurativo con Worldnomads (worldnomads). L’assicurazione è importante perché si tratta di lavori manuali, può accadere quindi di farsi male e l’azienda ospitante potrebbe correre dei rischi se l’ospite non è coperto.

Una volta tesserati non c’è che spulciare l’elenco delle fattorie o comunità iscritte e contattarle. Di solito le persone che ospitano (host) preferiscono essere contattati via e-mail, ma alcuni mettono a disposizione anche il loro numero di cellulare.

Quando prenotare? Si può chiedere ospitalità anche all’ultimo momento, ma si consiglia di prenotare uno o due mesi prima per organizzarsi meglio se ci si vuole spostare e soprattutto se si tratta di luoghi molto richiesti.

Per quanto tempo prenotare? C’è chi ha bisogno solo di qualche giorno di aiuto e chi invece una o due settimane. Se la fattoria dove si è ospitati è di proprio gradimento, si può decidere, in accordo con l’host, di rimanere più a lungo o al contrario di fermarsi solo pochi giorni e ripartire per un’altra fattoria. E’ comunque importante, prima di prendere accordi con la fattoria, spiegare  le proprie intenzioni, quanto tempo si ha intenzione di fermarsi, gli obiettivi, eccetera.

Il bello di viaggiare attraverso queste organizzazioni è che si può fare tutto l’anno, non solo in estate. Ci sono fattorie, per esempio, che accolgono volontari per la vendemmia o la raccolta delle olive, altre invece, come per esempio nel sud della Spagna, interrompono l’attività durante l’estate per via del caldo che impedisce lo svolgimento dei lavori di campagna.

Il lavoro. E’ importante sapere che non è necessario avere esperienza o essere pratici in questi lavori. Di solito le ore di lavoro richieste sono 4 al giorno per 5 giorni alla settimana. Molto però dipende dall’host e dalle sue esigenze. In alcune fattorie si lavora in base alla necessità del momento. Inoltre, è facile trovare in alcune fattorie più viaggiatori volontari, dipende dalla grandezza del luogo.

I luoghi di ospitalità Wwoof sono certificati e approvati dall’organizzazione, quindi sarà difficile trovarsi in situazioni difficili come proprietari antipatici e poco ospitali. In ogni caso, ci sono dei codici da rispettare sia da una parte che dall’altra. La fattoria non è un albergo ma il viaggiatore non è una persona da sfruttare.

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance

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