Dal blog da Gran Canaria: tiriamo le somme di questi 7 mesi di vita canaria

Ritengo di poter quasi tirare le somme, dopo ormai 7 mesi, su tanti aspetti della vita canaria, alla quale mostrano ancora aspirare molti italiani (e anche molti stranieri), che vengono qui autonomamente o avvalendosi di organizzazioni più o meno valide, anche se credo che ancora nessuno sia davvero in grado di informarli, con una credibile approssimazione, su tanti aspetti di quella vita sotto i vari profili sociali ed economici.

Comunque, a parte queste incertezze, sembra che per ora una gran parte di coloro che vengono per 7 o 14 giorni, su un vago presupposto più o meno affermato di voler valutare l’ipotesi di un trasferimento, in realtà passano tali giorni per la massima parte al mare o a visitare alcune, poche, località particolari loro suggerite! Si tratta, in pratica, di una vacanza o poco meno e nulla più, anche se fornisce comunque un facile entusiasmo per successivi passi.

Ho già avuto modo di dire, infatti, che se può essere giusta una prima presa di contatto di 7 o 14 giorni, successivamente, chi volesse davvero ipotizzare il proprio trasferimento, dovrà assolutamente prevedere un ulteriore soggiorno di almeno due o tre mesi in una casa e affrontare un normale tran tran giornaliero, valutando nel frattempo le zone ritenute possibili per un domani, in funzione sì dei propri desideri, ma anche in relazione alle proprie capacità economiche e alla vita “sociale” che si aspira a svolgere.

Venerdì sera ho partecipato alla cena prevista dalla validissima e seria organizzazione di “Vivere alle Canarie”, sia come benvenuto per i nuovi arrivati sia come saluto per chi è in partenza in funzione della “prova” di 7 giorni fatta o da fare con tour predeterminati.  Il problema, però, lo ripeto per l’ennesima volta, è e resta quello di dover essere ben consapevoli di ciò che si desidera e di ciò che ci si aspetta da questa spesso ipotetica nuova vita.

Sicuramente qui si trova un clima fantastico tutto l’anno con possibilità sempre di balneazione, tranne che per persone desiderose di una temperatura del mare abbastanza elevata. Io non ho avuto alcun problema, forse anche per essermi abituato alle “fresche” acque sarde dell’Arcipelago della Maddalena, spesso da marzo/aprile e fino a novembre/dicembre; acque quasi gelide nei limiti estremi di quei periodi, soprattutto nei primi mesi dell’anno e di cui qui non si ha alcun ricordo MAI!

Nessuna spesa di riscaldamento; e per la luce ci si può limitare, volendo non strafare, anche a cifre molto esigue così come per l’acqua! Affitti possibili, in determinate zone, anche di circa 300/400 euro mensili per abitazioni con due stanze da letto, uno o due bagni, ampio soggiorno e cucina più quasi sempre terrazzo o giardino.

Qualche amico mi ha opposto che questi prezzi si trovano anche in Italia ma, forse, in zone abbastanza impervie e con i sicuri maggiori oneri di luce e riscaldamento! Ciò mentre qui in 15/20 minuti di auto (su un’autostrada e/o una super strada tenute perfettamente e gratuite) sei facilmente tutto l’anno su spiagge fantastiche e località stupende.  A parte le zone interne, anch’esse bellissime e da visitare nonché tante tante altre possibilità di svago nei maggiori centri turistici dell’isola. E a parte la possibilità di visitare le altre isole dell’arcipelago con spesa ridottissima con qualsiasi mezzo di trasporto per i residenti effettivi!

Comunque la vita a un certo momento inizia a scorrere nella normale quotidianità con le pulizie casalinghe; la spesa da fare e l’approntamento dei pasti; il lavare e stirare vestiario e biancheria di casa; tutte attività che prendono un bel po’ di tempo e talvolta anche abbastanza per non parlare di eventuali “riposi”, pur istruttivi sugli eventi italiani ed internazionali, innanzi alla televisione con i suoi programmi e che si aggiungono anche per un lungo periodo allo studio dello spagnolo, la cui conoscenza, almeno in modo più o meno soddisfacente, è assolutamente necessario.

Sicuramente per i più facoltosi il golf potrebbe essere un grande sfogo (così come il tennis o altri sport simili) sia per chi è giocatore sia per eventuali aspiranti, ma i costi per il golf sono davvero notevoli, non esistendo né il circolo, nella accezione italiana, cui iscriversi con una quota sociale annuale e poter così giocare tutti i giorni; né una Club House da frequentare in modo da incontrarsi con gli altri soci e fare amicizie, ma anche in cui intrattenersi per leggere, o discorrere, o giocare a carte nei locali a disposizione dei soci!

Esiste invece in genere solo lo spogliatoio, il pro shop e un ristorante di non elevato livello culinario e con pochi spazi anche perché, con il solo green fees previsto per l’accesso al campo, molte persone dopo giocato rientrano a casa o in albergo! Difficile anche in questi casi e con queste modalità fare dunque amicizie, le stesse difficoltà sussistono di certo anche fuori con i vicini (che spesso o quasi sempre parlano una lingua diversa) o con coloro che si incontrano per strada, mancando facili e semplici luoghi di ritrovo, diversi dai bar con o senza karaoke. E ho la sensazione che gli italiani, una volta giunti qui e sistematisi, dopo un primo periodo di partecipazione a quelle cene (anche perché ancora in contatto con l’organizzazione per lo svolgimento delle tante pratiche, cioè, più o meno fino alla defiscalizzazione delle pensioni), poi man mano diradano molto le presenze , anche per la scelta delle proprie abitazioni definitive in luoghi diversi più o meno tra loro lontani e conservano solo qualche amicizia, talvolta addirittura originaria italiana per aver deciso insieme il trasferimento o anche maturatasi nei primi incontri alle cene di cui sopra o ad una convivenza nel primo periodo trascorso nelle case messe loro a disposizione dall’organizzazione, tutti bungalow siti uno accanto all’altro nella stessa località!

Quanto sopra è qualcosa di ben diverso dalla vita di relazione e sociale da ciascuno svolta fino a quel momento da quelle persone in Italia, in luoghi dove hanno sempre vissuto fin dalla nascita o almeno da lungo tempo; con una rete di amicizie consolidate da una continuità di incontri giornalieri e frequentazioni costanti con rapporti con negozianti, farmacisti, parrucchieri, meccanici ecc. ecc.; e con tanti possibili luoghi di ritrovo, come ristoranti usuali, circoli di tutti i generi, sportivi o meno, teatri, spesso balere, ecc.

Questo tessuto sociale sarà impossibile ricostituire qui per le mille difficoltà che si incontrano con la lingua e con i diversi costumi di soggetti che sono intimamente isolani, sentimento caratteriale da me riscontrato in tante isole italiane e che ha caratteristiche che porta naturalmente a escludere per una certa diffidenza nei confronti di chi rimane ai loro occhi pur sempre un “continentale” trapiantato! In un tempo però anche abbastanza breve, nelle isole italiane, per essere in fondo tutti italiani, quella diffidenza si riesce a vincere e allora, spesso, si creano rapporti di amicizia davvero importanti. Ma qui temo sia molto più difficile e per i pensionati la situazione peggiora a causa della nostalgia per figli, nipoti e altri parenti lasciati in Italia.

Tra loro, poi, quelli ancora abbastanza giovani avranno, magari, anche sussulti e desideri di svolgere una qualche attività lavorativa, non facili, però, da soddisfare poiché , per quanto ho finora creduto di capire, se è vero che qui si presentano varie possibilità lavorative queste sono solo nel campo della ristorazione e dei bar, sia come attività imprenditoriale che dipendente. L’attività di fisioterapista ha ampi spazi di crescita presso strutture più o meno pubbliche ed anche l’attività di parrucchiere/a ha ancora degli spazi (qui tutti questi esercizi sono in genere unisex). Attività professionali come avvocato (impossibile) o ingegnere (difficile) o medico (in questo caso penso, al contrario, ci sarebbero ampi spazi per una certa superficialità di quelli locali) finora non hanno avuto riscontri né ho avuto notizia di costruttori italiani. Forse, però, a ripensarci, probabilmente ci sarebbero ampi spazi anche per elettricisti, idraulici, falegnami, ciabattini, sarti e sartine, ecc.!

Tutto quanto sopra vale anche e soprattutto per i giovani che pensano di trasferirsi ma che in un primo momento dovranno probabilmente prevedere case in affitto insieme ad altri coetanei o amici , finché non si consolida una attività lavorativa autonoma o un rapporto di lavoro! Con il consiglio di comprendere bene tutti i risvolti fiscali, poiché finora ho avuto la netta sensazione che sia davvero un campo minato, trattato senza alcuna certezza anche dai cosiddetti tecnici.

E chiudo facendo presente che nella cena di cui ho parlato ho incontrato una signora trasferitasi qui in agosto per superare un proprio momento familiare difficile; e che ora mi ha dichiarato di non aver trovato quegli spunti per una nuova vita come sperato, per cui la nostalgia per l’Italia proprio per i motivi da me sopra esposti la spinge probabilmente al rientro in patria.

Tutto dipende, ormai mi sembra sia abbastanza certo e invito ogni interessato a farlo, dalla assoluta necessità di una profonda e seria riflessione anche di eventuali motivi intimi che spingono a desiderare di trasferirsi qui, valutando ogni elemento con estrema attenzione e, magari, facendo diversi periodi di prova senza tagliarsi subito e del tutto i ponti alle proprie spalle! Con molti auguri per chi insisterà in ogni caso nel provarci in modo consapevole!

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance

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