Italiani che lavorano in Italia e vengono pagati con moneta romena

moneta romena

A maggio avevamo parlato di Sandro Gianni, un giovane che si era presentato a un colloquio di lavoro e aveva scoperto che ciò che gli stava proponendo la famosa compagnia aerea low cost Ryanair, era alla fine dei conti un’autentica truffa (goodmorningtv).

Oggi trattiamo di un altro ennesimo raggiro lavorativo che è capitato a 70 dipendenti della Ceva Logistics Italia, una società internazionale di trasporti e logistica olandese-americana con uno stabilimento a Stradella, nell’Oltrepò Pavese.

La Ceva aveva affidato il compito di trovare manodopera a una grande cooperativa di lavoro e servizi, la Premium Net. Questa però aveva subappaltato la richiesta a un’agenzia di lavoro interinale di Lodi che a sua volta si era rivolta a un’altra agenzia, la Byway Jpb Consulting Srl con sede a Bucarest, in Romania. I 70 lavoratori, quasi tutto originari e abitanti della zona, hanno quindi firmato il contratto proposto dalla Byway Jpb Consulting  che prevedeva uno stipendio “misto”, cioè una parte fissa che sarebbe stata pagata in leu (moneta romena) e un’altra parte in euro (ovviamente per non pagare le tasse sul lavoro).

In definitiva, queste persone si sono viste arrivare uno stipendio mensile di 1458 lei, l’equivalente di 307 euro.

Questa truffa è diffusa in vari settori (facchini, camionisti, operai e infermieri) e consiste in reclutare persone di nazionalità italiana e pagarli come se fossero romeni. Come ha scritto Repubblica, l’escamotage a cui ricorrono le agenzie interinali (sfruttate dalle aziende) è la falsa trasferta: fanno risultare che il lavoratore “romeno” presta servizio in Italia, per esempio per tre giorni al mese, e con le trasferte pagano una parte dello stipendio. Nel caso di Stradella la “trasferta” veniva pagata 85 euro al giorno che moltiplicati per tre fanno la parte più consistente dei 307 euro della paga. Meccanismo semplice: la zona “grigia” della busta paga è in moneta romena, quella “in chiaro” è saldata in euro.

Uno sfruttamento che approfitta della disperazione delle persone che hanno bisogno di lavorare. Ma, come ha dichiarato ai giornali Claudio Treves, segretario nazionale Nidil Cgil, il sindacato dei lavoratori atipici:

“Ricordo ai lavoratori coinvolti che, ai sensi delle leggi italiane, in presenza di somministrazione irregolare (articolo 38 del Dl 81/15) possono richiedere al giudice il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei confronti dell’effettivo utilizzatore della loro prestazione lavorativa”.

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance

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