Bambini lasciati in auto dai genitori e l’amnesia dissociativa

candele

E’ accaduto di nuovo. Una tragedia identica a quella avvenuta esattamente quattro anni fa.

Il 9 giugno, Ilaria Naldini, una mamma di 38 anni di Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo, ha dimenticato la figlia di 16 mesi in auto, posteggiata sotto il sole davanti al comune di Castelfranco di Sopra dove la donna lavora. Purtroppo Tamara non ce l’ha fatta. La mamma era convinta di aver portato la bambina al nido tant’è che a un collega dice «Alle 16 vado a riprendere la mia piccolina».

La vicenda ricorda il dramma vissuto quattro anni fa da Andrea Albanese, il padre che dimenticò il figlio di due anni in macchina, parcheggiata davanti all’ingresso dell’azienda dove lavorava, alla periferia di Piacenza. L’uomo avrebbe dovuto lasciare il figlio all’asilo nido come ogni mattina.

Andrea Albanese, come ora Ilaria Naldini, venne indagato per omicidio colposo, poi assolto perché, come scrisse nella perizia conclusiva Corrado Cappa, lo psichiatra nominato dal giudice per le indagini preliminari: «Al momento del fatto l’uomo era completamente incapace d’intendere e di volere per il verificarsi di una transitoria amnesia dissociativa».

Ma che cos’è l’amnesia dissociativa?

Lo ha spiegato alla Stampa Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano: «È una lacuna retrospettiva nella memoria, un vero e proprio “buco” che si forma nei nostri ricordi. È un disturbo per fortuna raro, anche se il numero di diagnosi è cresciuto molto negli ultimi anni, soprattutto oltreoceano. Si tratta di una perdita completa delle nozioni del tempo e del ricordo, legata solitamente a eventi traumatici o a un forte stress».

E continua: «Si tratta di un’amnesia circoscritta, in cui la persona non è in grado di ricordare cosa è accaduto nell’arco di poche ore. Sicuramente l’uomo in questione stava vivendo una forte condizione di stress, che ha fatto sì che nel susseguirsi di atti automatici che presumibilmente esegue ogni mattina, l’evento di accompagnare il figlio al nido sia stato isolato, “eliminato” dalla lista».

Come si fa a diagnosticare l’amnesia dissociativa? «Vanno prima di tutto escluse alcune condizioni patologiche, ovvero la presenza di una crisi epilettica, la sindrome dell’amnesia globale transitoria, un trauma cranico o l’assunzione di sostanze psicotrope», spiega il neuroscienziato, «Una volta che il perito ha escluso queste eventualità, ha valutato la possibilità dell’amnesia dissociativa, che un tempo veniva definita “psicogena”, in base a una serie di informazioni. Peraltro in questi casi è necessario escludere anche l’amnesia simulata (o sindrome di Ganser), molto comune per esempio tra i carcerati».

Uno stress oltre i limiti: «Una progressiva difficoltà di concentrazione e di memoria, il sonno disturbato, irritabilità rispetto ai cambiamenti, la tendenza a fare cose “in automatico”, senza pensarci: sono tutti segnali che devono far suonare un campanello d’allarme, cosa che probabilmente non è accaduta al papà di Piacenza». E che probabilmente non è accaduta a Ilaria Naldini.

Fonte: lastampa

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance

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