Marco Confortola: tra sport e solidarietà

L’alpinista Marco Confortola, è da poco rientrato da una conquista non facile.

Il 20 maggio Marco ha scalato la settima montagna più alta della Terra, il Dhaulagiri (8167 metri s.l.m.), la cosiddetta Montagna Bianca che si trova in Nepal, all’interno della catena dell’Himalaya, raggiungendo il suo 10° Ottomila della sua carriera.

Nell’intervista rilasciata a Telemonteneve Livigno l’alpinista della Valtellina spiega della sua difficoltà all’acclimatamento a causa dell’amputazione delle dita dei piedi avvenuta nel 2008*, e racconta di questa esperienza particolare vissuta assieme al suo amico Mario Casanova, un appassionato di montagna con grande esperienza ma non alpinista professionista. Il racconto di Confortola è molto interessante e coinvolgente soprattutto per i neofiti dell’alta montagna perché c’è molto da imparare: spiega dell’importanza di essere fisicamente e mentalmente preparati, della sicurezza, della differenza che c’è nel salire senza l’ossigeno o con l’ossigeno come gli sherpa (si sente meno il freddo) e della discesa, che deve essere veloce perchè il corpo umano non è abituato a stare tanto tempo a 8000 metri.

Si ricorda che Marco Confortola tentò di salire in cima al Dhaulagiri nella primavera del 2012 (dovette abbandonare il tentativo di vetta a quota 7.500 mt. a causa del forte freddo ai piedi) e nel 2015 quando ci fu quel terribile terremoto che causò la morte di 8mila persone.

La Gazzetta dello Sport ha ricordato quei tragici momenti così:

Quella mattina del 25 aprile di due anni fa nevica al campo base del Dhaulagiri. Marco Confortola è seduto nella sua tenda: è in spedizione da quasi un mese, l’acclimatamento a buon punto, ha già salito la montagna fino a quota 6.500 e l’attacco alla vetta del suo nono Ottomila non è più così lontano. D’improvviso, il ghiacciaio sotto di lui comincia a muoversi, nella tenda cucina tutto si ribalta, il boato fragoroso fa pensare a una valanga, ma presto Confortola capisce che si tratta di un terremoto. È un sabato, giorno di festa in Nepal: per questo, qualche centinaio di chilometri più in là, Urish è ancora a letto. Ha 9 anni e studia nella scuola di Thakani, villaggio poverissimo del distretto di Sindhupalchowk: piccole case di mattoni rossi tra le montagne, sparse su terrazzamenti coltivati a riso. Urish ama andare a scuola, gli piacciono le scienze e sogna di diventare un medico. “Mi sveglio di botto perché si muove tutto, il letto balla, la casa trema e scappo fuori spaventato prima che venga giù…”. Alla seconda scossa la sua casa, come tutte quelle del villaggio, finisce in macerie. In tutto il distretto, su 66.000 abitazioni se ne conteranno 64.000 distrutte, il 97%. Ma Urish e i suoi compagni di scuola possono considerarsi fortunati: non fosse sabato, a quell’ora sarebbero tutti nelle aule della Sunkoshi Boarding School, che ora non esiste più. (www.gazzetta.it).

O meglio, quella scuola non esiste più, ma ce n’è un’altra, costruita grazie a Marco, all’Associazione Finale For Nepal, Bosch Italia e a una catena di solidarietà incredibile.

*Nel luglio 2008 parte per l’ascesa del K2 e l’1 agosto raggiunge la vetta, ma a causa del crollo di un seracco (blocco di ghiaccio) sopra il “collo di bottiglia”, un passaggio obbligato a poche centinaia di metri dalla vetta, è costretto a bivaccare una notte in una buca a 8300 m. Il seracco distrugge centinaia di corde fisse che servivano agli alpinisti per scendere quindi Confortola scende completamente slegato e grazie all’aiuto di altri alpinisti raggiunge il campo 4. Viene ricoverato per i congelamenti riportati e subisce l’amputazione di tutte le dita dei piedi. Ricordiamo che durante quei due giorni persero la vita 11 alpinisti di diverse nazionalità, fu una tragedia immensa.

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance

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