L’incubo dei compiti delle vacanze

E’ da poco finita la scuola e già i genitori si agitano per i compiti delle vacanze.  “Hai fatto i problemi di matematica?”, “Prima la versione di latino e poi puoi andare in spiaggia”, “A che punto sei con il libro di lettura?”.

Ogni giorno estivo, in tutta Italia, si consuma una piccola tragedia familiare a causa dei cosiddetti “compiti per le vacanze”, una contraddizione già solo nel nome. Litigi, musi  lunghi, madri esauste, padri e nonni sull’orlo di una crisi di nervi, e soprattutto giovani stressati più che mai.

La tanto attesa vacanza che ogni famiglia aspetta per riposare o per trascorrere del tempo libero con parenti e amici, si trasforma ogni anno in un vero e proprio incubo.

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Eppure il diritto alle ferie, costituzionalmente sancito nell’articolo 2109, ha origine dall’esigenza di tutelare l’integrità fisica e lo stato di salute del lavoratore (art.32 Cost.). E fino a prova contraria, anche gli studenti sono una categoria di lavoratori e hanno bisogno di riposo.

Ne è convinto Italo Farnetani, giornalista e pediatra, da sempre fiero oppositore dei compiti durante la pausa scolastica: «Le vacanze servono per recuperare dallo stress immagazzinato durante l’anno, e nel caso dei più giovani, sono anche un periodo importante per sviluppare la propria personalità, per fare esperienze e per stare con la famiglia, senza essere condizionati da ritmi incalzanti». «Il caldo, poi, genera stress all’organismo perché il corpo deve adattarsi a temperature che d’estate possono essere anche molto elevate», continua Farnetani, «quindi sottoporre in questo periodo dell’anno un bambino o un ragazzo che si trova già in una fase di crescita all’impegno pesante dello studio, non può che fargli accumulare nervosismo e affaticamento».

Gli studenti, quindi, arrivano a settembre già stanchi e provati.

Ma sarà vero il fatto che se il bambino o il ragazzo non si tiene in esercizio durante i mesi di vacanza dimentica tutto quello che ha imparato durante l’anno? Per rispondere a questa domanda basta un po’ di buon senso: se lo studente ha studiato con metodo e continuità, sicuramente un’estate non manderà in fumo gli sforzi fatti, ma se durante l’anno ha imparato a memoria la lezioncina per l’interrogazione o la verifica, non basterà un’estate per recuperare.

Perciò, che vacanze siano, ma senza compiti!

About Alessandra Gaeta

Giornalista freelance

2 thoughts on “L’incubo dei compiti delle vacanze

  1. Io la vedo dal punto di vista della formazione della persona e non tanto per non perdere il tanto o poco lavoro svolto nell’anno scolastico.
    Concordo sul fatto che un giovane che si è applicato con metodo e concentrazione sullo studio certo non sarà l’interruzione estiva a fargli dimenticare quanto imparato, come non credo che fare i compiti estivi serva più di tanto a recuperare il poco impegno allo studio, a questo fine altro che compiti estivi ! ci vuole lo studio vero e proprio.
    Dicevo di vederla invece come un’aspetto della formazione della persona, dare un leggero impegno da svolgere durante le vacanze servirebbe per trasmettere ai ragazzi una forma di “educazione ad un impegno a cui assolvere”, un piccolo allenamento che a questo punto può servire sia al primo aspetto che a rinfrescare le nozioni apprese durante l’anno scolastico, ma con leggerezza e senza stres da mole di studio.
    Un giovane che non si applica a sufficienza arreca, in gran parte dei casi, un danno al suo futuro lavorativo.
    Certo questa realtà 30 anni fa era un fatto, oggi con questa crisi nel mondo del lavoro tanti ragionamenti in merito rischiano di perdere senso reale.

    1. Sono d’accordissimo sul piccolo impegno da svolgere durante le vacanze. Io comunque non ricordo di avere avuto mai compiti in estate, ed erano anche più mesi di vacanza.

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